PENSARE E’ IMPORTANTE

Prologo>

«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.»

(Matteo 22,1—14)

1.

Jean ha sempre sostenuto che pensare è importante.

Quel 13 agosto però faceva talmente caldo che gli risultava difficile mettere in pratica il suo assioma preferito. Si può dire che grondasse pensieri, ecco.

Il suo stesso incedere era impedito dalle mille osservazioni che si avvicendavano veloci, ansanti nel suo cervello. In piedi, all’ombra di un bistrot, vide una chiesa le cui campane avevano cominciato a suonare.

Jean da tempo si era allontanato da quel mondo.

Non gli rimanevano che ricordi di domeniche da chierichetto per giocare poi a calcio; di confessioni tumultuose di peccati troppo innocenti per essere male, però poi si giocava a calcio; di prime comunioni e cresime impettite, cravattino e scarpe lucide per ricevere o un bel pallone per giocare a calcio o la maglietta dell’OM per poi giocare a calcio…

— Però, a ripensarci non era poi tanto male quella vita. Il buon Dio coincideva col calcio!, pensò ridendo tra sé e sé, mentre beveva l’ennesima Perrier.

Ruttò.

Merde… non è bello ruttare pensando a Dio… pardon Dieu.

Ma in fondo non gliene fregava nulla, se non che quelle campane gli avevano risvegliato una vita sepolta, che gli fece piacere veder riemergere.

Un gruppo di ragazzotti tutto parolacce e capelli corvini passò davanti a lui e si infilò in una porta laterale della chiesetta.

A Jean sembrò di rivedersi. Una vecchietta, inerpicata sul suo bastone, entrò invece dalla porta centrale e per qualche strano collegamento si rivide anche in essa.

Merde! Che io sia, forse, un giovane vecchio?

L’ombra si allungava sempre di più davanti a lui e intuì che era l’ora della messa serale.

Si accese il sigaro che portava in tasca e che ormai sapeva più di vestito che di altro e tirò qualche boccata per accenderlo. Il fumo gli bruciò per un attimo gli occhi che lacrimarono, arrossandosi.

Si strofinò gli occhi peggiorando la situazione, poi si sedette su una panchina di cui non si era nemmeno accorto, posta pigra proprio a qualche metro da lui.

Respirò con calma, a tempo con l’afa che traspirava dal pavé bollente.

Per tutto il giorno aveva trafficato con il suo cervello attorno ai problemi della Francia per un articolo da consegnare entro mercoledì.

— Ora basta, non voglio pensare neanche a Marie, da cui sarebbe andato tra qualche ora per quella cena con i suoi colleghi. I suoi di lei, perché lui era un solitario e Marie le bastava.

— Cazzo mi romperà su come sono vestito… ma chissenefrega di come sono vestito. Ci sono io non ti basto?

Era evidente che sì, però il vestito conta per le donne.

— Che palle — e sbadigliò.

— Marie…, sussurrò piano, senza farsi sentire.

Quanto l’amava. Solo Dio lo sapeva.

— Ecco che ripenso a Dio. Devo spostarmi da questa chiesa o va finire che entro, mi confesso, faccio la comunione, esco e chiedo a Marie di sposarmi in questa chiesa.

Misticismo alla marsigliese. Capitolo chiuso.

— Non se ne parla nemmeno. Non c’è bisogno di Dio per amare una persona.

Fiero del suo ragionamento, con uno sforzo titanico si alzò e fece per allontanarsi da quel posto così stranamente miracoloso.

Ma qualcosa lo trattenne. Ancora per un secondo.

2.

In un angolo dell’entrata centrale della chiesa, seduto su un gradino come un funambolo, stava un clochard, un barbone, di quelli messi male male. Di quelli vestiti molto male.

Di quelli che guardi malamente.

— Ma trovati un lavoro, cazzo!, digrignò a bassa voce.

La visione durò un attimo perché il tempo di battere gli occhi e il clochard si era infilato in chiesa, quasi furtivamente, vergognandosi in qualche maniera. Jean l’aveva notato dal movimento delle spalle.

Merde, Questo entra a rubare, ­ disse il cittadino della République française Jean e si catapultò in chiesa, con l’agilità che Robespierre aveva nel tagliar teste.

Lo cercò ovunque.

— Dove ti sei ficcato… dove sei, maledetto fannullone. Se ti becco ti copro di botte e di calci, ciccione scansafatiche… neanche rispetto per la Chiesa… io non ho rispetto per la chiesa, ma non per questo entro a rubare a quei quattro bacia pile che ancora ci vanno… sento la tua puzza, ti sono vicino porco parassita della soc…

Fulminato in un istante, si inchiodò.

Una strana voce balbettante si aggirava sorda tra le pietre millenarie della chiesetta.

Una voce gracchiante, quasi analfabeta, che scandiva le parole come si scandisce il nome della persona più cara che si ha al mondo, come lui chiamava la sua amata Marie.

E la voce diceva questo:

Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.

Il Re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il Re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.

Jean incredulo alzò lo sguardo e vide il barbone che leggeva al leggio, vicino all’altare.

La platea era composta da quattro chierichetti, la vecchietta… e Jean.

Si sedette ad ascoltare quella voce rauca, da angelo decaduto, ma sempre angelo.

Il cervello di Jean ricominciò a funzionare:

— Incredibile… sta leggendo di sé!

Da un momento all’altro Jean si aspettava che dal fondo della chiesa entrassero i servi del Re a legare quell’uomo, così brutto, e lo gettassero nelle tenebre.

Un brivido gli passò lungo la schiena e temette per quell’uomo.

— Può Dio essere così cattivo? Può Dio punire… vabbè sì è un parassita della società… ma è l’unico qua dentro che ti sta dimostrando rispetto, insieme alla vecchietta, tutta agghindata nel suo vestito della festa… i quattro chierichetti lo fanno solo per giocare dopo a pallone… e il prete lo fa per mestiere… è ovvio!

Jean non credeva di potersi trovare in una scena così assurda.

Poi la lettura del Vangelo finì e il clochard si allontanò dal leggio ed entrò in sacrestia.

Il giovane francese si strinse la testa tra le mani.

Il cervello gli stava scoppiando.

— Ti prego Dio abbi pietà di lui… in fondo…

Jean rialzò la testa e rivide il barbone.

Velocissimamente gli squadrò il vestito…

— Suvvia buon Dio, non è così male! Okay è sporco e un poco strappato, ma ho visto di peggio! Sì, sì… è in camicia maniche corte e la cravatta è unta e bisunta.

D’accordo è impresentabile… le scarpe non le guardare ti prego, le scarpe non contano. Sono mocassini di due taglie superiore: ma sai quanto costano le scarpe oggi?! E poi il prete ha i sandali! Si vedono le dita dei piedi! È sicuramente peggio!

Okay, ha un po’ la faccia tosta a sedersi in prima fila, però è vecchio, non ce la fa tanto a camminare. Ti prego Dio non voglio sentire lo stridore dei denti di quest’uomo! TI PREGO!

Dopo aver lottato con Dio su tutto ciò, precipitosamente fuggì dalla chiesa e si schiantò contro la luce esterna, dove nessuno dei passanti poteva presagire il dramma che stava avvenendo dentro quella chiesa e dentro Jean.

Esausto e furibondo si risedette sulla panchina, oramai rinfrescata dall’ombra serale.

3.

La messa finì.

La vecchietta uscì.

I chierichetti balzarono fuori con un pallone in mano.

Pian piano uscì anche il barbone.

Jean tirò un sospiro di sollievo. Gli angeli vendicatori di Dio non erano scesi a prenderlo.

Ennesima dimostrazione che Dio non esiste, pensò cinicamente, asciugandosi la fronte e mordicchiandosi ancora le labbra per calmare il suo cuore, maratoneta sfinito.

Poi, uno squarcio.

Il barbone si avvicinò ad una borsa messa a lato della chiesa e lì, davanti a tutti, cominciò a svestirsi.

Rimasto in mutande, aperta la sacca, si mise un vestito che definirlo lordo, per i parametri di Jean era certamente ancora un complimento.

Ma solo in quel momento capì: il vecchietto stava riponendo nel suo zaino, con una cura da certosino, il vestito che aveva in chiesa, che Jean aveva così denigrato e disprezzato.

Ora lo rivedeva, in tutto il suo splendore: era il vestito di un principe.

Il clochard, qualche minuto prima, si era trasformato in uno di quegli invitati, che tanto avevano deliziato il Re della parabola di Gesù.

Ma anche ora, vestito da clochard, rimaneva un principe: altro che tenebre e stridore di denti. Il Paradiso.

4.

Jean cominciò a piangere: per la prima volta nella sua vita aveva pregato per qualcuno.

Ed era stato per un principe.

Un vero principe. Un barbone.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...