LA BOMBA, T.STRASSER

Strasser immagina l’inimmaginabile.

Pensate se i missili atomici fossero partiti da Cuba contro gli Stati Uniti.

La paura c’era, certo. Il timore era percepibile. Si era ad un passo. Ma un passo pur tuttavia c’era da fare e non è mai stato fatto. La paura rimase un’emozione e il timore una percezione.

Ma se quel passo fosse stato fatto? Cosa sarebbe successo. Questo l’autore prova ad immaginare.
Tutto comincia con le sirene e la bomba nucleare che esplode in un paese dell’America. Unico rifugio, un rifugio antiatomico costruito da un padre in preda ad un’emozione, ad una percezione a cui nessuno dava realmente credito. Un rifugio in tutta la città.
Da qui parte una storia drammatica: una corsa pazzesca contro il tempo per aprire quella botola e salvarsi. Una corsa folla di un quartiere intero verso quel buco nella terra che per mesi avevano deriso, ma che ora diventava l’unica via per salvarsi.
Già… ma quel buco era stato progettato per una famiglia, non per un quartiere intero.

La lotta diventa furibonda, quasi disumana, straziante. Alla fine dieci persone si assieperanno in uno scantinato buio preparato per quattro umani.
E fuori? Solo la morte vive, uccidendo con la sua aria radioattiva.
Dentro il rifugio la paura fa vivere i personaggi: quella paura che nei giorni, nelle settimane precedenti aveva soffiato come un vento primaverile, tra i giochi e la vita quotidiana dei ragazzi, ora regnava, come ha strega di un incubo.
Il buio, la fame, i litigi, i feriti, la rabbia. E una donna in fin di vita.
Fino a quando quella botola si riaprì.

E la vita ricominciò, Insieme ad un nuovo mondo.

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