PENSARE E’ IMPORTANTE

Prologo>

«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti.»

(Matteo 22,1—14)

1.

Jean ha sempre sostenuto che pensare è importante.

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CHE TIPO QUELLO, OH!

L’hotel era un tipico hotel, di quelli che si vedono nei documentari sul disagio sociale nelle periferie di Milano.

Caseggiato basso, al massimo due piani, colore giallo e tetto rossiccio, verdi le porte e speri reggano il peso della maniglia.

Nel cortile diverse macchine erano parcheggiate in ordine.

Un tipo sovrappeso e tutto sudato stava scaricando una valigia faraonica, scocciata con nastro adesivo marrone.

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Perchè troppo brevi?

I racconti, questi racconti, nascono da istanti di vita vissuta. Basta osservare, sentire, odorare e toccare. Poi si comincia a scrivere. Questa raccolta si può sentire e toccare; questa raccolta si può osservare o anche solo odorare.
Il tempo è poco e allora arrivano al nocciolo subito. Altrimenti scrivere rischia di diventare un gioco. Invece è vita.
I titoli basterebbero a leggere i racconti, ma con qualche minuto in più si può capire meglio. Capire cosa?
Tutto. Perché ogni racconto, in sé, ha la pretesa di raccogliere tutto il nostro piccolo mondo.

LA PISCINA

La pelle cominciava a bruciarsi. Il sole si spalmava sul corpo con la sensualità del corpo di una donna.

Gli occhi di Andrea si socchiudevano al ritmo del battere di un picchio, nascosto in chissà quale anfratto del verde circostante.

Vicino a lui Valentina, la sua figlia più grande, si dimenava sulla sdraio alla ricerca di una posizione comoda: lottava contro quel sedile in plastica troppo duro e l’asciugamano bagnato troppo morbido. Il telo le si incollava alle gambette da adolescente e le lasciava quella quadrettatura irritante stampata sulla pelle rossastra.

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NON E’ QUESTO IL PROBLEMA

Chiuse gli occhi un istante. Il fumo le accarezzava le palpebre come il vento. Le narici cercavano aria tra gli sbuffi bianchi della sigaretta che si consumava lentamente.

Lentamente. Come quando era uscita di casa quel pomeriggio. Cercava asfalto, semafori macchine, pedoni, sole. Ma soprattutto cercava qualcosa che ancora non riusciva a individuare.

Non era arrabbiata o nervosa come al solito. Si sa, Marta non aveva un carattere facile.

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