PROVO A SPIEGARE

ISTANTANEA SUL SECONDO VOLUME DEI RACCONTI TROPPO BREVI

DAL TITOLO ANZI NO

Ieri mi è successa una cosa bella: ho letto alcuni dei tuoi nuovi racconti mentre viaggiavo in treno!

In particolare: Le piastrelle si posano, Eh sì, Anzi no, Foto. Selfie, selfie, Lo spavento.

Ero proprio contenta.

Mi sembra che tu abbia fatto un salto. Cioè, è come se il salto l’avessi fatto tu. E di conseguenza la scrittura.

Provo a spiegare: i tuoi racconti mi sembrano più reali. Come se Fabio, Walter, Isidoro, Elettra, Franz e Giuseppe, Alex e Tommaso (e il gabbiano!), Tommaso e Fanny venissero dal di dentro della tua vita e quindi fossero anche loro vivi: non metafore, non un pensiero giusto di cui dover dimostrare la verità, ma semplicemente (normalmente) reali. E infatti sono a loro modo (!) sobri, essenziali e intensi: nella tristezza, nella noia, nel dolore come nel ridere e nell’amore.

Forse (ipotesi) è intervenuta un’accettazione del limite, del dolore come parte della vita e così è più umana e vera anche la sorpresa dell’amore, la possibilità discreta della gioia.

E poi, dentro le cose, fa capolino Dio e accade il perdono.